
«Francesca, per favore vai via», cantava la madre in soggiorno. Era giovanissima.
Una volta, in villa comunale, le chiesero quanti anni avesse. Lei, pensando che stessero chiedendo l’età della bambina, rispose: «Uno, un anno». In realtà stavano chiedendo proprio a lei, e non l’aveva capito. L’uomo che l’aveva vista sorrise e disse: «La mamma o la figlia?».
Tristezza di Ornella Vanoni batteva contro i muri della loro casa al primo piano, nella palazzina di mattoni rossi.
Lei cantava, e secondo la bambina, era triste.
Mica si canta tristezza, quando si è felici?
Quella tristezza che la madre cantava, la bambina la cercava nei suoi occhi, ma non la trovava.
I loro giorni erano giorni particolari, come la sua infanzia. Non la capivano tutti.
Come non capivano perché, all’uscita di scuola, la madre caricava i figli sull’apecar, in mezzo ai mobili stipati sul pianale.
Era sempre in cerca di qualche mobile usato da sistemare in una casa che non era la loro.
Famiglie arrivate da posti che a scuola non avevano ancora studiato. Ma lei sapeva che quelle famiglie avevano attraversato il mare, e che erano disperate.
Erano così: una famiglia dai confini mobili, tutta protesa verso altre famiglie.
Una famiglia con una mamma bislacca, che si arrampicava sui pali della luce.
La mamma che s’incantava, partiva per un altro mondo che non erano loro.
Come quella volta in cui la bambina le aveva chiesto di versarle un bicchiere d’acqua, e lei, che stava lavando i piatti, glielo aveva riempito di Svelto, il sapone per i piatti. «Mamma, mi vuoi ammazzare?». Avevano riso.
«Mamma, ma perché dici Francesca, per favore vai via quando canti Tristezza di Ornella Vanoni?»
«France’, ma si scema! Ma come ti viene di pensare una cosa del genere? Io il tuo nome lo metto in un’altra strofa. Tolgo Ornella e metto Francesca. Dico: Perché Francesca vuole ridere e ballare».
«Ma comme te vene? Ti ricordi che ti portavo in villa con il girello?»
Ora che è madre anche lei, Francesca se lo chiede ancora.
Mica si canta tristezza quando si è felici?
Forse sì: si canta tristezza per scacciarla via, come una preghiera.
Lo diceva Sant’Agostino, che chi canta prega due volte.
La canta anche lei, ogni tanto, nella versione brasiliana. Conosce le parole quasi a memoria. Quero de novo cantar.
Mette il sapone dei piatti nel bicchiere.
Lo fa così, senza un senso apparente. Ride.

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