
Mi avrebbero sgridata tua madre e tuo padre, questa volta, ma tanto sono in vacanza!
Un sorriso leggero mentre portava una cesta di frutta. Pesantissima, lo capii dalle gambe inarcate, movimento di scarico.
— Volete entrare, ci prendiamo il caffè.
— No, no, poi ho paura dei cani. Qua dentro ce ne sono tanti. Troppi. Io lo so che sono buoni, però tengo una brutta esperienza da piccola che non mi scordo.
— E vabbè, non vi preoccupate, ve lo passo dal cancello.
Preparai il caffè, mentre la signora mi aspettava dall’altra parte del cancello. Lo prendemmo in silenzio, perché stare zitte prendendo il caffè è un rituale sacro, nessuno si offende.
Una volta mi dissero che c’era la regola per il rituale del caffè: la regola delle tre esse — seduti, sorseggiando, in silenzio.
Mi era sempre sembrato un piccolo racconto più che una regola, mi piaceva assai il racconto del caffè. Le dissi che stavamo violando la prima regola, eravamo in piedi e ci divideva un cancello.
— Vabbè, le altre due le abbiamo rispettate. Il dio del caffè ci può perdonare.
Ridemmo entrambe, un riso accennato.
Continuò il discorso spezzato:
— Io stimavo già la tua famiglia, poi è successo quel fatto là e allora la stima si è trasformata in affetto. E porto la frutta perché è una cerimonia, perché anni fa era Pasqua e mio figlio era chiuso dentro l’ospedale e io fuori che lo salutavo dal cortile con la manina, e tuo padre, tuo fratello erano vicinissimi a me, a lui. Non me lo posso scordare. E quindi io porto la frutta a Pasqua.
La lasciai parlare con le due tazzine vuote in mano, con le lacrime che mi giravano negli occhi.
Posai le tazzine a terra pensando alla punizione che mi avrebbe mandato il dio del caffè per aver osato posare le coppe sacre a terra. Peccato di tracotanza, io legata ai monti Lattari, sul valico di Chiunzi, vicino ad Alfonso che fa le granite di limone.
Le presi entrambe le mani e le dissi:
— Signora, io ho imparato che ci sono momenti in cui la vita fa incrociare le vite delle persone, pure per poco. Basta un momento significativo per costruire un legame che pure se non ti vedi più, non ti puoi scordare. E ognuno poi si costruisce le sue cerimonie, pure se le persone non le vede più.
Mi strinse le mani più forte, io continuai a parlare:
— Voi portate la frutta, io quando sento una canzone di Billie Holiday penso a un momento inaspettato in cui mi sentivo morta, e un ragazzo mi ha presa e mi ha fatto ballare. Senza dire una parola.
E allora, quando mi capita di ascoltare quella canzone, chiudo gli occhi e dico: “Comunque, Buon Natale, anche se Natale è passato”, ripetendo le uniche parole che lui mi disse quel giorno. E rido un poco, e se qualcuno mi vede che rido e mi chiede “ma che è?” io dico niente ma invece è tutto.
Mi tengo il cerimoniale.
Però lo sapete solo voi, signo’, è un segreto, io sono un poco pazza.

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