Mangrovia

A mano scritti

Parla all’aria

Francesca Woodman, Untitled, New York, 1979-1980 |

-Tengo la calamita per i pazzi, io.

-No, non sono loro, sei tu che parli pure con gli alberi. Pure con la gente che non si vede, che ti pigliano per pazza che par’ a chill.

-Chill chi?

-Chill che allucca sempre, Parlallà. Chill ten ‘na patologia pesante. Parla all’aria, perciò lo chiamano così.

-Che poi la gente fa le crasi, sregola le parole. Scompone, ricompone. Manco lo sa. Parlalla’ è pure parla allà, parla dall’altra parte. Infatti quello tiene sempre la testa girata da un lato,na bambola che si è smontata. Io credo che poi a un certo punto, dopo essersi smontato ha deciso di ricomporsi così, con la testa di lato. Voleva cambiare la prospettiva dello sguardo, o’ uaglione.

-Te la ricordi a quell’altra, la pazza di Salerno?

-Come no! Quella che la mattina si metteva il vestito a fiori leggero, pure d’inverno. Nero coi gigli, il cappellino di paglia nero con la fascia bianca, tale e quale a Colazione da Tiffany. Quella la mattina si vestiva per andare sul lungomare, si metteva il rossetto rosso sulle labbra strette e poi, invece di posarlo, se lo metteva sulle guance. Faceva due cerchi perfetti e il colorava precisi, manco una sbavatura. I cerchi di fuoco.

-Un’artista proprio.

-Eh. Io con nonna la seguivo sempre con lo sguardo, perché la signora pazza di Salerno si faceva i chilometri avanti e dietro sul lungomare: Piazza della Concordia-Santa Teresa. Andata e ritorno. Camminava proprio assai e sorrideva sempre, che nonna diceva “guarda com’è elegante, guarda come sorride, tu così devi fare la mattina, sient’ a mme: ti metti il rossetto, i tacchetti bassi perché tieni le gambe secche. Il vestito te lo faccio fare io dalla sarta, però a pois che sei più romantica, più di Parigi.

-Non divagare

-Scusa, non divago. In ogni caso io una volta l’ho seguita, da Santa Teresa fino a Piazza della Concordia, nel viaggio di ritorno, in cap’ a me era il ritorno, e sai che ha fatto quando è arrivata là? Si è fermata, è entrata nella cabina della Sip, ha preso dei gettoni immaginari e ha composto un numero. Si è messa a parlare da sola, si arricciava i capelli con la mano, l’altra quella libera. E poi alla fine della telefonata ha dato un bacio alla cornetta, alzando il piede, come nei film americani.

-Pure lei parlava allà, allora. Dall’altra parte, all’aria, poco importa. Però pure tua nonna non teneva i pensieri allineati, mi pare.

-Nonna? Nonna parlava con i morti, figurati. Scriveva l’alfabeto in cerchio su un foglio di carta, prendeva la duecento lire e con il dito la muoveva sul foglio. Disegnava i cerchi, le monete lasciavano la scia, tanto che alla fine della conversazione con l’altra parte, quei fogli sembravano disegnati. Mi diceva che la paura è sentimento che devi conservare per i vivi. I morti che ti fanno a’ nonna.

-Vabbuo’ ho capito, me parite la Casa degli Spiriti, però versione campana.

-Stamm’ là. Buenos Aires, Napoli, Maradona.

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