Mangrovia

A mano scritti

Due impasti

In quella casa era sempre inverno. Non te l’avevano detto e, al tuo arrivo nel mese di ottobre, non avevi trovato nessuna coperta. La prima notte avevi dormito con l’accappatoio addosso. Tua nonna ti diceva sempre di leggere i segni, tu che avevi la sesta dimensione e potevi capire prima le cose e le persone. Trovare una casa fredda, senza una coperta, senza che nessuno ti avesse avvisato di portarne una, era senz’altro presagio di solitudine. Ma una coperta è solo una coperta, e tu, qualche volta, alla sesta dimensione narrata da nonna Caterina non ci credevi. Come fanno certe persone con la fede intermittente, che s’inchinano alle edicole votive solo per necessità.

Quella casa non si riscaldava mai. Aveva un balconcino di legno, molto grazioso, con vista sul cortile condominiale. Ci stavi sempre male dentro, perché oltre al freddo c’era sempre silenzio. Come se la vita non entrasse dall’androne della corte condominiale.

Questo fino a quando lei bussò.

Aveva fatto la scuola steineriana, in Germania. Lì aveva imparato a intagliare il legno, riparare biciclette e, soprattutto, a fare il pane. Entrò nella casa fredda con uno zaino nero, di quelli da bicicletta. Bellissima e libera, nei movimenti e nel modo di stare nello spazio. Spostava l’aria.

“Hai delle ciotole? Me ne servono due”, mi disse tra l’italiano e l’inglese.

“Ho una ciotola e una pentola”, risposi.

Si fece spazio sul tavolino arrangiato della cucina e lo riempì di pacchetti: farina integrale, semi di zucca, sesamo.

“Hai lo zucchero? L’ho dimenticato a casa.”

“Sì, ce l’ho.”

Per fare quel pane servivano due impasti: quello liquido e quello secco. Sabbia e mare, pensai. Il tempo di attesa della lievitazione – crescita dell’acqua del mare che fa la schiuma come le onde – fu un tempo lungo di conversazione. Ricamammo il pane con i semi avanzati, poi accesi per la prima volta il forno a gas, con i fiammiferi, pensando: adesso saltiamo in aria.

Mangiammo il pane caldo con la marmellata. Lei prendeva il tè e io il caffè.

“Adesso sai fare il pane, Francesca. Il pane tedesco, però.”

La sua risata risuonò tra le scale, nel cortile.

Chiusi la porta, le lacrime agli occhi.

La casa era calda.

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